attraverso lo sguardo

L’EMDR accompagna i ricordi in un processo di rielaborazione, trasformando nel tempo il modo in cui continuiamo a portarli con noi. A cinque persone che hanno attraversato questo percorso non ho chiesto di raccontare il dolore, né di ricostruire ciò che era accaduto. Ho chiesto invece che colore avesse oggi quel ricordo, quale immagine fosse rimasta e quale luogo continuasse a essere percepito come sicuro.Le loro risposte sono diventate il punto di partenza di questo lavoro, uno spazio in cui parole e fotografie provano a raccontare non il trauma, ma ciò che accade alla memoria quando qualcosa cambia.Un ricordo diventa giallo e si lascia attraversare dalla luce dell’estate, dal respiro di un viaggio e dalla leggerezza di una farfalla. Un altro rimane rosso porpora, ma perde lentamente il peso che lo teneva immobile e lascia spazio alla possibilità di abitare il silenzio senza averne paura. Altrove il tempo consuma i bordi della memoria fino a lasciare il blu, il movimento lento dell’acqua e il mare come luogo in cui tornare a sentirsi al sicuro.C’è poi un ricordo bianco, fatto di un letto disfatto, del vento tra i panni e della luce del mattino. Qui la sicurezza non è un luogo preciso, ma qualcosa che si costruisce attraverso gesti semplici, presenza e un tempo che finalmente non ha più bisogno di essere rincorso. E infine c’è l’azzurro di una stanza dalla quale, per molto tempo, l’unico modo per salvarsi sembrava essere volare via. Oggi quello stesso volo può assumere un significato diverso: non più una fuga, ma un movimento capace di riportare verso casa.Da queste cinque testimonianze nascono cinque frammenti di memoria, diversi eppure attraversati dalla stessa possibilità di trasformazione. Le fotografie non cercano di mostrare ciò che è accaduto né di dare un’immagine al dolore. Cercano piuttosto ciò che rimane dopo: colori, luoghi, dettagli, silenzi, piccoli gesti e immagini capaci di restituire una distanza nuova da ciò che è stato.Questo progetto abita proprio quello spazio: la distanza sottile tra ciò che ricordiamo e il modo in cui, nel tempo, impariamo a ricordarlo. Non racconta cosa è successo, ma ciò che può cambiare quando un ricordo torna a respirare.