C'è una luce che mi chiama

Nella distanza che separa i corpi, qualcosa continua a vibrare, sottile e insistente. È una presenza invisibile che attraversa il buio, che si muove oltre il tempo e oltre il confine delle parole. C’è una luce che mi chiama: non so da dove venga, ma so che mi appartiene.

Ogni passo verso di lei diventa un atto di devozione, una preghiera silenziosa che nasce dalle mani, dalla pelle, dal respiro. In questo cammino c’è un sacrificio antico: lasciare parti di sé lungo il percorso, offrirle come fiori sull’altare dell’ignoto. Sono segni del passaggio, tracce di un incontro.

Eppure, ogni frammento lasciato dietro di sé non è perdita, ma ritorno, inizio. È il momento in cui realizzi che, in realtà, la luce ti ha sempre cercato.